Il silenzio che mi circondava venne rotto dal passaggio di una Peugeot 404 bianca che cantava in diesel, piena zeppa di figure umane oltre l’inverosimile.
Al suo passaggio una grande nube di polvere riempì l’aria … e restò lì … sospesa nel tempo e nello spazio … per tantissimo tempo.
L’incantesimo era rotto ed Omar mescolando francese ed arabo inviò al conducente tante maledizioni da offuscare per quantità e perfidia le piaghe bibliche piovute sull’Egitto.
Poi mi guardò, quasi a volersi scusare per l’accaduto, e sul suo viso abbronzato apparve un sorriso furbesco mentre gli occhi si ridussero in sottili fessure triangolari.
Pensandoci bene era passato un anno dal mio arrivo casuale in Algeria.
Mi ero imbarcato su una “carretta” del mare di bandiera russa e di provenienza Cubana che il destino mi fece incontrare nel porto di Livorno.
Non chiesi neanche quale sarebbe stata la sua successiva destinazione, a me interessava lasciare alle spalle guai e sentimenti, il nuovo approdo sicuramente mi avrebbe aperto nuove strade e nuove facce da ignorare.
Il comandante Ivan Baskìlievic, giovane ed efficiente uomo di mare, mi fece accompagnare nella mia piccola e puzzosa cabina non prima di aver incassato il prezzo del viaggio ed aver visionato i miei documenti.
Osservai con estrema attenzione il buco che conteneva una cuccetta, un paio di armadietti metallici, un tavolino fissato al pavimento e neanche una sedia esposta in fotografia. Le pareti ed il soffitto erano di colore verde chiarissimo, lucide, quasi plastificate; il pavimento mostrava ancora alcuni brandelli incollati di pavimento vinilico giallo ma la maggior parte, oramai, metteva in mostra le assi di legno maltrattato.
Dal piccolo oblò aperto entrava l’odore ed il gusto del sale marino che mescolandosi con il sapore di stantio presente nell’aria invogliavano anche i topi ad uscire ed a sbarcare senza indugi … ma io non ero un ratto, ed il vomito che aveva riempito i miei anni precedenti mi suggeriva di mantenere quella scomoda condizione ed andare avanti.
lunedì 21 maggio 2007
lunedì 12 febbraio 2007
PUNTUALMENTE IN RITARDO
Il caldo si faceva sempre più torrido e l’aria era diventata irrespirabile, osservavo i bassi edifici che mi circondavano, erano tutti privi di ombre, sparite al disotto di loro per non essere consumate dal sole.
La mia attenzione venne attirata dal movimento di alcune figure sedute ai tavolini del bar … finalmente qualcuno si alzava per andare ad oziare altrove, mi avviai lentamente a prenderne il posto e quando finalmente misi il culo comodo tutto cambiò.
Da questo momento la mia attesa aveva un sapore diverso, allungai le gambe e scivolai in posizione comoda e riposante.
Il mare sempre più piatto ed azzurro sfumava in lontananza in una nebbia che si univa al cielo facendo sparire la linea dell’orizzonte mentre i gabbiani volteggiavano pigri in attesa di chissà cosa, giunse al mio fianco un ragazzetto in jeans e maglietta arancione che chinandosi mi chiese se volevo bere qualcosa :
“dammi una birra … analcolica” gli dissi “ la più fredda che hai” annuì e dopo qualche minuto mi trovai sul tavolino una bottiglietta scura ed un bicchiere sporco.
Ignorai il bicchiere e tirai giù un primo sorso dalla bottiglia, osservavo la strada sia a destra che a sinistra ma della persona che aspettavo neanche l’ombra (già neanche l’ombra) !!
Una figura vestita di una classica veste bianca attraversò il mio sguardo ed i miei pensieri e si sedette alla sedia vicino la mia.
“salam a leicum” mi disse, l’osservai con più attenzione, era il mio amico Omar Kerbeche fruttivendolo, intrallazzatore e fratello del più grande trafficante del mercato nero locale.
“Ciao Omar” gli risposi ritornando con la mente alle mie divagazioni.
La mia attenzione venne attirata dal movimento di alcune figure sedute ai tavolini del bar … finalmente qualcuno si alzava per andare ad oziare altrove, mi avviai lentamente a prenderne il posto e quando finalmente misi il culo comodo tutto cambiò.
Da questo momento la mia attesa aveva un sapore diverso, allungai le gambe e scivolai in posizione comoda e riposante.
Il mare sempre più piatto ed azzurro sfumava in lontananza in una nebbia che si univa al cielo facendo sparire la linea dell’orizzonte mentre i gabbiani volteggiavano pigri in attesa di chissà cosa, giunse al mio fianco un ragazzetto in jeans e maglietta arancione che chinandosi mi chiese se volevo bere qualcosa :
“dammi una birra … analcolica” gli dissi “ la più fredda che hai” annuì e dopo qualche minuto mi trovai sul tavolino una bottiglietta scura ed un bicchiere sporco.
Ignorai il bicchiere e tirai giù un primo sorso dalla bottiglia, osservavo la strada sia a destra che a sinistra ma della persona che aspettavo neanche l’ombra (già neanche l’ombra) !!
Una figura vestita di una classica veste bianca attraversò il mio sguardo ed i miei pensieri e si sedette alla sedia vicino la mia.
“salam a leicum” mi disse, l’osservai con più attenzione, era il mio amico Omar Kerbeche fruttivendolo, intrallazzatore e fratello del più grande trafficante del mercato nero locale.
“Ciao Omar” gli risposi ritornando con la mente alle mie divagazioni.
giovedì 4 gennaio 2007
Archeologia berlinese
Il suono del telefono mi raggiunse nel profondo del sonno... non sò da quanto tempo mi chiamasse ma ora lo sentivo e percepivo le sue vibrazioni. Allungai la mano nel buio verso il suono e risposi assonnato ...- si ... chi è ?
> capo, sono Lello ... devi venire immediatamente in cantiere! Non posso dirti altro per telefono ... dai sbrigati.
Guardai l'orologio ed erano appena passate le due del mattino. Avevo tanta voglia di ritornare con la testa sul cuscino e riprendere il sonno interrotto ma la voce di Lello era più agitata del solito, cosa poteva essere successo ... forse un incidente sul lavoro... o un'ispezione delle autorità tedesche?
La stanza si illuminò di bianco non appena accesi la luce, lasciai il mio telefono sul cuscino quasi volessi farlo dormire al mio posto e iniziai il solito rituale mattutino. Il caffè caldo ma amaro mi ridette elettricità al cervello e la sigaretta una maggiore certezza di quello che stavo per fare. Che strana città è Berlino... ci abitavo oramai da un anno ed ancora mi meravigliavo nel trovare a qualsiasi ora traffico e persone sulle strade. Pioveva mentre mi avviavo verso la mia auto eppure sentivo la città che viveva attraverso le sue luci, il respiro freddo della sua notte che, vi garantisco, è totalmente diverso da quello di qualsiasi altra citta del mondo. Mi avviai lungo il vialone che portava al MITTE attraversando semafori lampeggianti sotto gli occhi del popolo della notte, la strada bagnata sembrava trasparente ed aveva ingoiato le strisce bianche, intere o tratteggiate, che indicavano le corsie per riflettere le tante insegne luminose dei locali notturni ... dei bar e della colorata presenza umana in essi contenuta.
continua....
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